Il sonno del Web genera mostri

Presentando l’annuale ciclo di incontri sul sociale, ieri il Censis ha vivisezionato il grillismo e demistificato l’ideologia del Web. Il più duro è stato proprio Giuseppe De Rita, presidente del Centro studi investimenti sociali, che ha trascorso mezzo secolo auscultando le trasformazioni del sociale, partendo dal basso, dai fili d’erba che si fanno cespugli, come recita una delle più note tra le sue immaginifiche metafore. “I deputati grillini si presentano come portavoce”, ha detto De Rita. “Non voci di qualcosa, ma portavoce. Di chi non si sa”.
8 AGO 20
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Presentando l’annuale ciclo di incontri sul sociale, ieri il Censis ha vivisezionato il grillismo e demistificato l’ideologia del Web. Il più duro è stato proprio Giuseppe De Rita, presidente del Centro studi investimenti sociali, che ha trascorso mezzo secolo auscultando le trasformazioni del sociale, partendo dal basso, dai fili d’erba che si fanno cespugli, come recita una delle più note tra le sue immaginifiche metafore. “I deputati grillini si presentano come portavoce”, ha detto De Rita. “Non voci di qualcosa, ma portavoce. Di chi non si sa”. Ciò dice molto su un’idea di società che non esprime una reale domanda, tanto meno una domanda di cambiamento. La società, diventata impersonale, viene vissuta come “un paesaggio da contemplare”, da rifiutare magari, ma non da trasformare, proprio perché sentito come esterno da sé e sostanzialmente immutabile.
Il Web è lo strumento più adeguato per titillare questa sorta di voyeurismo. Invece che stimolare la partecipazione, infatti, “la rete ha creato dei sottosistemi autoreferenziali, che non si parlano tra loro”. Basti vedere come sono andate le cosiddette “Quirinarie” per scegliere online il candidato del Movimento 5 stelle alla presidenza della Repubblica, alle quali hanno partecipato poche migliaia di adepti non si sa come scelti. A dimostrazione di questo atteggiamento passivo, c’è poi il moltiplicarsi di invettive e di rappresentazioni teatrali alle quali assiste “una moltitudine plebea”. Dai nemici della Casta al popolo dei Suv, questi nuovi ceti medi malmostosi si sentono accomunati non dalle ideologie né dagli interessi, ma dallo stile di vita. La stessa polemica contro l’élite diventa, così, una sorta di nuova invidia sociale. Raramente si era sentita un’analisi tanto pessimista da parte di una sociologia che ha sempre guardato ai messaggi in avanti che si celano nelle pieghe della società. Certo è che De Rita ha fotografato Grillo in tutta la sua vacua, e pericolosa, trasparenza.